Quindi sta a noi essere l’artefice del nostro destino. La nostra rinascita.
Dolore, angoscia, solitudine, disprezzo, odio, agonia.
Insieme di stati d’animo che formano un unico soggetto: Amaya Clark.
Siamo tutti un po’ sbagliati dentro noi. Un po’ rotti.
Potrei paragonare la figura umana a un vaso di valore inestimabile: cosรฌ bello da guardare ma la minima pressione o, la piรน piccola caduta, basterebbe a frantumarlo in mille pezzi.
Siamo creature dall’animo fragile e una volta che questo viene sminuzzato in tante piccole parti incomponibili, riaggiustarlo impiega tempo. E tanta pazienza.
ร per questa ragione che chiuderci a chioccia sembra la soluzione migliore per non soffrire; per impedire ad altro dolore di penetrare.
Tenere tutto dentro, cercare di nasconderlo agli occhi altrui, non potrร mai giovare.
Ho sempre pensato che il dolore fosse immutabile, ma attraverso le parole di Amaya ho ben compreso che non รจ cosรฌ. Egli cresce, cresce e cresce, fino a soffocarti. Ed รจ in quel momento che hai due opzioni davanti a te. O scegli che il dolore ti sovrasti e prenda possesso di te e della tua intera esistenza, oppure, decidi di farti coraggio e scegli di risalire in superficie.
Ho dimenticato l’eccezione, perรฒ. Ovvero che potrebbe esserci una persona, un qualcuno che decide di non abbandonarti ma che, al contrario, ha scelto di essere con te durante la tua risalita verso la luce. Verso la felicitร .
E quel qualcuno per Amaya รจ stato Cristopher, un ragazzo anche lui pieno di ombre del passato…di oscuritร .
Etichettato come il ragazzo che non conosce l’amore. Cos’รจ in fondo, tale sentimento? ร dirsi semplicemente ti amo o mostrare di esserci costantemente senza aver bisogno di pronunciare quelle due semplici parole? Credo che la risposta sia palese.
Dopo tanto dolore si ha paura di tornare ad amare, di riprovarci. E questo l’ho compreso bene attraverso Cristopher, attraverso i suoi modi cauti e i freni che imponeva a se stesso.
Il cuore รจ fragile, e benchรฉ sia rinchiuso in una specie di gabbia, colpirlo sarร un gioco da ragazzi. Soffrirร , sanguinerร e nessuno sarร lรฌ a medicare le sue ferite; le persone vedono ciรฒ che vogliono vedere, ma non vedono le cose realmente per quelle che sono.
Vedranno un sorriso sul tuo volto, eppure non sapranno mai le lacrime che si nascondono dietro ad esso; vedranno i tuoi momenti bui e non si poneranno mai il perchรฉ di quel silenzio, di quel turbamento o di quell’aria triste. No, non lo faranno. E sapete perchรฉ? Perchรฉ anche se lo chiedessero, le loro domande sarebbero troppo futili e le nostre risposte troppo complicate in confronto.
Siamo un po’ tutti anime distrutte, lacerate dal dolore che il tempo dovrebbe alleviare ma che, a volte, risulta un’impresa impossibile anche per esso. Perchรฉ ci sono duoli che resistono al tempo e allo spazio, battendo qualsiasi secondo, minuto, ora, giorno, mese o anno che sia.
Quindi sta a noi essere l’artefice del nostro destino. La nostra rinascita.
Scegliere se diventare un tutt’uno col passato, permettendogli di rovinare il nostro presente e di condizionarci il futuro o, al contrario, scegliere di chiuderlo in un cassetto, di gettare la chiave e vivere la vita.
Perchรฉ gli scheletri nell’armadio ci saranno sempre, mia cara Amaya, ma sono proprio quegli scheletri, ad averci reso le persone che siamo. Semplicemente perfette nella nostra imperfezione.

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