L'essere sΓ© stessi.
E
il classico colpo di fulmine non mi sembra banale. Niente affatto.
Γ
un attimo: dura meno di un secondo, come un battito di ciglia. E ti sorprende.
Ti
scombussola dentro e sposta qualunque cosa con le sue mani forti, ma delicate.
Magari decide anche di prendersi qualcosa e di non restituirtelo piΓΉ o, al
contrario, ha pensato bene che determinate cose Γ¨ meglio osservarle.
Sì,
proprio così.
Come
quando la mamma ti porta in un negozio che vende oggetti pregiati e con sguardo
severo ti dice: «Mi raccomando: vedere, ma non toccare!»
E
tu non puoi far altro che annuire senza comprenderne il vero significato.
Adesso
non sono piΓΉ bambina, e la morale l’ho capita fin troppo bene.
Ci
sono persone al mondo, così belle ma distrutte dentro, che non ti vien voglia
neanche di sfiorarle per impedire di causarle dolore. E quindi ti limiti ad
osservarla, quella bellezza travagliata e imperfetta.
Ma
la vera perfezione Γ¨ proprio questa: l’essere sΓ© stessi e, di conseguenza,
essere imperfetti.
Con
il proprio passato doloroso che non va cancellato, ma imparato a memoria come
una poesia bellissima da cui possiamo trarne una lezione.
Con
le nostre cicatrici che hanno una storia che va raccontata, non occultata.
BisognerΓ liberarla un giorno, come una farfalla tenuta accuratamente in una
teca. Sai perfettamente che quello non sarΓ il suo posto per sempre, quindi un
bel giorno prenderai la fatidica decisione, che sia dolorosa oppure no.
E
dopo ti sentirai addirittura meglio, vedrai.
Occorre
scorgere nel mondo, tra i sette miliardi di individui che lo popolano, una
persona che sia capace di leggerti non il cuore, ma l’anima. Che sappia restare
dopo aver visto quanto quest’ultima sia tormentata e danneggiata per colpe
altrui.
Che
sappia volerti per come sei e che non desideri cambiarti.






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